Maxillofacciale - Segù Studio di Odontoiatria e Ortodonzia - Vigevano (Pavia) - (Dentista, Dentisti, Odontoiatra , Odontoiatri) - Attività svolte: Ortodonzia nel bambino, nell'adulto e pre-chirurgica, Ortodonzia pre-protesica, Ortodonzia invisibile, Odontoiatria infantile, Protesi dentaria, Odontoiatria conservatrice, Endodonzia, Chirurgia orale, Parodontologia, Implantologia, Gestione dei disordini temporomandibolari e del dolore oro-facciale, Gnatologia, Sonno, Apnea notturna, Cefalea, Consulenza di chirurgia maxillo-facciale, Odontoiatria estetica, Sbiancamento dentale professionale, Prevenzione e igiene dentale, Corsi di Ortodonzia.

Studio di Odontoiatria e Ortodonzia
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Consulenza di chirurgia maxillo-facciale

Il 16 febbraio 2010 la dr.ssa Marzia Segù, laureata in Odontoiatria e Protesi Dentaria e specialista in Ortognatodonzia, ha conseguito presso l’Università degli Studi di Pavia il titolo di DOTTORE DI RICERCA IN CHIRURGIA SPERIMENTALE E MICROCHIRURGIA presso la Scuola DI DOTTORATO IN SCIENZE DELLA VITA del DIPARTIMENTO DI SCIENZE CHIRURGICHE, RIANIMATORIE-RIABILITATIVE E DEI TRAPIANTI D’ORGANO coordinata dal Prof. PAOLO DIONIGI.
La dottoressa ha discusso una tesi sulla FUNZIONE STOMATOGNATICA NEI PAZIENTI SOTTOPOSTI A CHIRURGIA ORTOGNATICA
Il progetto di ricerca durato tre anni è stato svolto in collaborazione con la Prof Chiarella Sforza, Direttore del Laboratorio di Anatomia Funzionale dell’Apparato Stomatognatico (LAFAS) and Laboratorio di Anatomia Funzionale dell’Apparato Locomotore (LAFAL), Functional Anatomy Research Center (FARC), Dipartimento di Morfologia Umana, Facoltà di Medicina e Chirurgia and Facoltà di Scienze Motorie, Università degli Studi di Milano e con il Prof Alberto Bozzetti, Direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Maxillo-Facciale, Università degli Studi di Milano - Bicocca

Il Dottorato di ricerca rappresenta un traguardo di significativo rilievo scientifico, concepito come il livello massimo dell’istruzione universitaria.
Il Dottorato è una forma di partecipazione attiva alla ricerca e alla didattica, due facce di una stessa medaglia, fa crescere il bisogno di acquisire senso critico, personali opinioni, metodologie per risolvere i problemi, strumenti e incoraggiamenti, per elaborare e diffondere le proprie idee.
Lo scopo principale di questo lavoro di ricerca è stato quello di contribuire ad approfondire la conoscenza degli esiti della chirurgia maxillo-facciale sulla funzione masticatoria, valutando il recupero funzionale post-operatorio del sistema stomatognatico, attraverso l’analisi della cinematica mandibolare.
La chirurgia ortognatica insieme al trattamento ortodontico è indicata nella correzioni delle gravi mal occlusioni scheletriche, cioè laddove oltre ad esistere un non perfetto allineamento dentale anche le basi ossee non sono in armonia.
Le indicazioni al trattamento sono quella funzionale per il recupero di una perfetta efficienza masticatoria, fonatoria e respiratoria ed estetica per una riarmonizzazione del viso.
Lo studio è stato condotto su pazienti con una malocclusione di III Classe scheletrica, rapporto che può derivare da una protrusione mandibolare e da una retrusione mascellare o dalla combinazione di questi due fattori. I pazienti con tale malocclusione generalmente presentano un profilo concavo con protrusione del labbro inferiore.

Le malocclusioni scheletriche di III Classe hanno una chiara componente genetica, sia nella componente del prognatismo mandibolare sia del deficit mascellare. L’analisi cefalometrica (tracciato che lo specialista esegue sulla teleradiografia in proiezione latero-laterale del cranio) è ancora attualmente la metodica che meglio definisce i sottogruppi anche se non si deve dimenticare l’avvento degli esami 3D che rappresenteranno un metodo più sofisticato di diagnosi nel prossimo futuro.
La malocclusione di III risulta particolarmente comune in Asia, in particolare in Cina (12%) e meno prevalente in Europa (1.5-5.3%) e nelle popolazioni caucasiche del Nord America (1–4%).
La correzione della Classe III scheletrica nei pazienti a fine crescita avviene con due modalità: il camouflage ortodontico o il trattamento combinato ortodontico chirurgico. La modalità ortopedica è invece elettiva nei pazienti in crescita.
Il camouflage ortodontico ha come obiettivo quello di compensare la discrepanza scheletrica attraverso l’estrazione di premolari, generalmente i secondi premolari all’arcata mascellare e i primi all’arcata mandibolare, e il successiva correzione della dentatura mediante l’applicazione di un’apparecchiatura ortodontica fissa.

L’approccio ortodontico chirurgico invece ha l’obiettivo opposto, ovvero, nella prima fase, l’ortodontista procede alla decompensazione della dentatura, cioè attraverso l’uso di una meccanica ortodontica eseguita con un’apparecchiatura fissa, posiziona i denti idealmente sulle basi ossee, rimuovendo appunto quei compensi naturali (quali la proinclinazione degli incisivi superiori, la lingualizzazione degli inferiori, a compensare la discrepanza sagittale, il torque radicolo-palatale dei molari superiori e radicolo-vestibolare degli inferiori, a compensare la discrepanza trasversale) che gli elementi dentari tendono ad acquisire come compenso della discrepanza scheletrica.
Durante questa prima fase, l’ortodontista monitorizza il posizionamento dentale attraverso l’esecuzione di modelli di studio successivi.
Al raggiungimento di una buona coordinazione delle arcate, si passa alla fase successiva, cioè alla correzione chirurgica della discrepanza scheletrica. Segue una fase ortodontica di finizione, cioè di ottimizzazione della posizione dentale.
Con il trattamento ortodontico-chirurgico è possibile infatti, oltre a correggere la discrepanza sagittale, intervenire sulla dimensione verticale e avere migliori ripercussioni sul profilo.
Il camouflage ortodontico e la terapia ortopedica sono indicate nei casi meno severi.

Inoltre i fattori cefalometrici devono essere integrati dal giudizio clinico, soprattutto nei casi borderline, in cui vanno considerati altri fattori come la guida incisiva, l’aspetto dei tessuti molli, l’estetica dento-facciale e la stabilità a lungo termine.
La funzione mandibolare dei pazienti inclusi nella ricerca è stata studiata prima e dopo la chirurgia mediante un sistema di acquisizione optoelettronico: si tratta di un sistema di analisi del movimento automatico e versatile: consta infatti di 9 telecamere fissabili su cavalletti mobili e dotate di opportuni ingranaggi che ne permettono un facile orientamento nello spazio. Ciascuna di esse possiede un sensore a stato solido, il quale è costituito da una matrice di 659 x 490 pixel fotosensibili che assorbono una specifica banda di radiazione elettromagnetica e la convertono in una quantità proporzionale di carica elettrica.
I dati provenienti da ciascun processore di segnale vengono raccolti ed integrati da video, che li rendono elaborabili dai sistemi software di analisi installati nel calcolatore.
Dall’analisi cinematica dei movimenti mandibolari effettuata, si verifica un miglioramento dei valori raggiunti dai pazienti post-chirurgici rispetto ai pre-chirurgici soprattutto nei movimenti di apertura buccale.
Inoltre, nessuno dei pazienti analizzati in questo studio ha lamentato problemi all’articolazione temporomandibolare successivi al trattamento ortodontico e chirurgico. I riscontri attuali depongono per una situazione di normalità cinematica che andrà controllata anche nel periodo di follow up.
L’obiettivo per il futuro è quello di approfondire i risultati emersi nel presente lavoro.

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