Quando si parla di invecchiamento in salute, il pensiero corre immediatamente all’alimentazione, all’attività fisica e alla prevenzione delle malattie cardiovascolari. Molto meno frequentemente si pensa al sonno, che invece rappresenta uno dei pilastri fondamentali per il benessere dell’organismo e, in particolare, del cervello.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha evidenziato sempre più chiaramente il legame tra qualità del sonno e funzioni cognitive. Dormire bene non serve soltanto a sentirsi riposati il giorno successivo: durante il sonno il cervello svolge attività essenziali per la memoria, l’apprendimento e il mantenimento delle proprie funzioni.
Tra i disturbi del sonno più diffusi nella popolazione adulta e anziana vi è la Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS). Si tratta di una condizione caratterizzata da ripetute interruzioni della respirazione durante la notte, dovute al collasso delle vie aeree superiori. Ogni episodio può durare da pochi secondi a oltre mezzo minuto e può ripetersi decine o addirittura centinaia di volte nel corso della stessa notte.
Molte persone non sanno di soffrirne. Spesso il primo segnale viene notato dal partner, che riferisce un russamento intenso alternato a pause respiratorie. Altri sintomi possono essere sonno agitato, risvegli frequenti, sensazione di bocca asciutta al mattino, mal di testa al risveglio, stanchezza persistente durante il giorno, difficoltà di concentrazione e sonnolenza.
Le conseguenze delle apnee notturne non riguardano però soltanto la qualità del riposo. Durante gli episodi di apnea si verificano infatti ripetute riduzioni dell’ossigenazione del sangue e continui micro-risvegli che frammentano il sonno. Questo impedisce al cervello di completare correttamente i processi fisiologici che avvengono durante le diverse fasi del sonno.
Numerosi studi hanno dimostrato che le persone affette da OSAS presentano più frequentemente difficoltà di attenzione, riduzione delle capacità di concentrazione e alterazioni della memoria. Inoltre, le evidenze più recenti suggeriscono che le apnee notturne possano rappresentare un importante fattore di rischio modificabile per il declino cognitivo e per alcune forme di demenza.
Il motivo è intuitivo: il cervello è un organo particolarmente sensibile alla carenza di ossigeno e necessita di un sonno continuo e di buona qualità per mantenere efficienti i propri meccanismi di funzionamento e di riparazione. Quando questo equilibrio viene compromesso per anni, possono comparire effetti negativi che diventano particolarmente evidenti con l’avanzare dell’età.
La buona notizia è che l’OSAS può essere diagnosticata e trattata. Oggi disponiamo di strumenti diagnostici sempre più semplici che consentono di studiare il sonno anche a domicilio e di identificare precocemente il problema.
Per molti pazienti, soprattutto nelle forme lievi e moderate, una delle possibili soluzioni è rappresentata dal MAD (Mandibular Advancement Device), un dispositivo odontoiatrico personalizzato che viene indossato durante la notte. Il dispositivo mantiene la mandibola leggermente avanzata, favorendo il passaggio dell’aria e riducendo gli episodi di apnea e di russamento.
Il MAD rappresenta una terapia non invasiva, reversibile e generalmente ben accettata dai pazienti. Quando correttamente indicato e realizzato, può migliorare significativamente la qualità del sonno, la vigilanza diurna e la qualità della vita.
In una popolazione sempre più longeva come la nostra, la prevenzione del declino cognitivo passa anche attraverso la diagnosi e il trattamento dei disturbi del sonno. Per questo motivo il russamento abituale e la sonnolenza diurna non dovrebbero mai essere considerati semplici inconvenienti legati all’età.
Dormire bene significa vivere meglio. Ma significa anche proteggere, giorno dopo giorno, la salute del nostro cervello.
Prof.ssa Marzia Segù
Odontoiatra – Specialista in Ortognatodonzia Professore associato presso l’Università di Parma
