La sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS) è caratterizzata da una parziale o completa ostruzione delle vie aeree superiori che compromette la normale ventilazione durante il sonno e genera pattern di sonno atipici. Il meccanismo patogenetico ha luogo in una condizione di ipoventilazione associata a ipotonia dei muscoli faringei fisiologica insieme a una riduzione dello spazio orofaringeo non fisiologica, un aumento della resistenza nasale, una posizione arretrata della lingua e il restringimento delle vie aeree superiori. L’OSAS è una patologia molto diffusa nei bambini: la prevalenza è tra 1% e 5% con un picco in età prescolare associato all’ipertrofia tonsillare e un picco in adolescenza dove diventa prevalente l’obesità. I pazienti pediatrici che soffrono di OSAS sono predisposti a problemi di sviluppo, inclusi problemi neurocomportamentali, disturbi di apprendimento, perdita di memoria, ridotta performance scolastica. Se la patologia non viene trattata può determinare danni allo sviluppo neuroendocrino e alle funzioni cardiovascolari e metaboliche. L’approccio all’OSAS è multidisciplinare sia nel campo della diagnosi che in quello della terapia e prevede la collaborazione di pediatri, otorinolaringoiatri, odontoiatri e logopedisti.

Il principale fattore di rischio dell’OSAS in età prescolare è l’ipertrofia adenotonsillare, mentre negli adolescenti sembra che il fattore principale sia l’obesità. Si è visto che hanno un ruolo nell’aumentato rischio di OSAS anche le anomalie scheletriche della mandibola, in particolare micrognazia e retrognatismo ( mandibola piccola e retrusa) e le anomalie dei tessuti molli tra cui la macroglossia, in quanto contribuiscono alla riduzione dello spazio orofaringeo e aumentano la resistenza nasale; anche la classe II scheletrica, il crossbite e l’openbite sembrano essere associati a un maggior rischio di OSAS, per la loro correlazione con la respirazione orale.  Tra i principali fattori di rischio si devono includere anche i disordini neuromuscolari, che, riducendo il tono muscolare, portano a un controllo insufficiente del flusso d’aria, causando il collasso delle pareti faringee e ipofaringee. In alcuni bambini la riduzione del flusso d’aria può essere dovuta a una congestione nasale, per cui vanno annoverati tra i fattori di rischio anche le patologie ostruttive nasali come l’asma e la rinite allergica. Altri fattori di rischio sono le sindromi che provocano alterazioni scheletriche come la sindrome di Down o la sequenza di Pierre Robin.

L’associazione, analizzata in seguito, tra OSAS e anomalie dento-scheletriche pone l’ortodontista in condizione di poter fare uno screening attraverso l’esame clinico, l’anamnesi, i sintomi associati a disturbi del sonno ed eventualmente con l’ausilio di questionari sul sonno. Lo screening della patologia avviene attraverso questionari validati compilati dai genitori.

Nei pazienti pediatrici affetti da OSAS si riscontrano frequentemente alcune anomalie dento-scheletriche che possono rappresentare sia una causa che una conseguenza della patologia. Alcune anomalie, come retrognazia, micrognazia, ipoplasia mascellare, palato stretto e a volta e la posizione più inferiore e posteriore dell’osso ioide che restringe il volume della faringe pongono un rischio aggiuntivo per lo sviluppo di OSAS. Molti pazienti pediatrici con ipertrofia adenotonsillare presentano una respirazione orale cronica che si associa ad anomalie scheletriche e dei tessuti molli che identificano un particolare fenotipo cefalometrico caratterizzato da: iperdivergenza, aumentata altezza del terzo inferiore del viso, aumentata discrepanza sul piano sagittale tra mascellare e mandibola, contrazione mascellare, palato ogivale. Alcuni pazienti tendono ad allungare il collo estendendo la testa per aumentare il volume ipofaringeo e retrolinguale. Questa postura altera l’equilibrio muscolare e porta a un’anomalia di crescita maxillofacciale con postrotazione della mandibola e la tendenza a un pattern di crescita più verticale e posizione della lingua più bassa e protrusa. In particolare, si possono classificare i pazienti in due classi per caratteristiche cliniche cranio-facciali: i pazienti mouth breathing presentano un pattern di crescita facciale iperdivergente, una post rotazione del piano mandibolare, un aumento dell’altezza del terzo inferiore del viso, una posizione bassa e protrusa della lingua e palato ogivale; nei pazienti non mouth breathing si riscontra la presenza di una II classe scheletrica, deep bite, micrognazia e retrognazia; inoltre, il palato non è alto e stretto e la lingua è retratta. Un’ulteriore classificazione divide i pazienti in due stereotipi cefalometrici, in base al tessuto coinvolto nella disfunzione respiratoria. Infatti, l’ipertrofia delle adenoidi è associata a una tipologia dolicofacciale, mentre i pazienti con ipertrofia delle tonsille presentano una tendenza di crescita mandibolare orizzontale e una rotazione antioraria della mandibola.

Prof.sa Marzia Segù
Professore Associato
Università degli Studi di Parma