Il Bruxismo

Il bruxismo è un’attività masticatoria caratterizzata da due distinte
manifestazioni circadiane: il bruxismo del sonno [sleep bruxism SB] e il
bruxismo della veglia [awake bruxism AB].
In soggetti sani, il bruxismo si definisce come un’attività dei muscoli
masticatori, più o meno volontaria, parte della veglia o dell’architettura del
sonno.
Alcuni studi suggeriscono infatti la possibilità che tale comportamento sia in
alcuni casi fisiologico o che svolga addirittura un’attività positiva-protettiva
nei confronti di alcuni individui affetti da reflusso gastroesofageo, sindrome
delle apnee del sonno e xerostomia.
Il bruxismo è un fenomeno con molte implicazioni, un argomento complesso
e in continua evoluzione. È un comportamento che non si presta ad essere
valutato, con un cut-off con il quale si discrimina la sua presenza o assenza,
ma, al contrario, in modo multidimensionale, cercando di individuare ed
analizzare tutti gli aspetti eziopatogenetici che possono incidere sulla sua
insorgenza.
Nel corso del tempo sono stati fatti studi prevalentemente sul bruxismo
inteso come digrignamento o serramento dei denti durante le ore notturne,
ponendo quindi scarsa attenzione sulle manifestazioni diurne.
Il bruxismo nella popolazione adulta ha una prevalenza compresa fra
8-31,4% 16, con una prevalenza del 22,1-31% del bruxismo diurno e del
9,7-15,9% del bruxismo notturno, senza significative differenze fra maschi e
femmine.
Il bruxismo è un comportamento che si riscontra anche nella popolazione
pediatrica.
L’etiologia del bruxismo è multifattoriale.
Oggi, quello che è chiaro è che probabilmente non esiste un vero stretto
rapporto di causa-effetto lineare nello sviluppo del disturbo del bruxismo ma
esso è legato ad un insieme di differenti fattori che incidono in una
condizione già predisposta.
Attualmente è sempre più evidente che invece si tratti di un fenomeno che
origina dal sistema nervoso centrale.
Tra i fattori di rischio annoveriamo i fattori biopsicosociali (stress, ansia,
depressione), fattori genetici, fattori ambientali (stile di vita), assunzione di
sostanze e farmaci (fumo di sigaretta, alcool, caffeina).

Tra le comorbidità vi sono alcuni disturbi quali la sindrome delle apnee
ostruttive del sonno, il reflusso gastro-esofageo la xerostomia, la sindrome
delle gambe senza riposo.
Nella maggior parte dei casi, segni e sintomi del bruxismo non sono molto
evidenti e presentano molte similitudini con quelli esibiti dai pazienti con
problemi parodontali o articolari.
A volte, invece, essi sono talmente tipici da permettere di eseguire una
diagnosi immediata.
L’usura dentaria è un segno estremamente comune e può variare da piccole
aree lucenti della superficie dello smalto, note come faccette di abrasione, al
cedimento esteso della struttura del dente. Non sono interessati solo i denti
naturali, bensì anche i restauri, come otturazioni, corone, protesi mobili.
La diagnosi di bruxismo rappresenta uno degli aspetti più discussi nella
letteratura scientifica dovuto alla complessità della sua definizione e alla
multifattorialità della sua eziologia. Nonostante ciò, è fondamentale per i
pazienti e per i clinici avere una metodologia standard con la quale definire lo
status di bruxismo, in modo da gestire le problematiche dei pazienti.
La valutazione clinica dell’odontoiatra consiste nello svolgimento di una
visita completa, attraverso un’attenta analisi sia dei tessuti duri che dei
tessuti molli orali, le principali caratteristiche utili da rilevare sono l’ipertrofia
del massetere, lo scalloping sulla lingua e sul labbro, linea alba su mucosa
geniena, danni a restauri o elementi dentari, usure dentali diffuse, fratture o
svitamenti di corone e mobilità dentale.
Data la multifattorialità del bruxismo, e l’enorme spettro di possibili
manifestazioni, ad oggi non esiste un trattamento specifico che sia
completamente risolutivo del disturbo, ma sicuramente è possibile
controllare i sintomi e ridurre il rischio di complicanze. L’approccio del clinico
di fronte ad un soggetto bruxista sintomatico, diurno o notturno, sarà volto
alla gestione eziologia nello specifico paziente; al tipo di attività motoria dei
muscoli masticatori; ai segni, sintomi e possibili rischi in base alle
informazioni acquisite.
Avere un quadro completo, consentirà di gestire il paziente in modo globale
ed in modo il più possibile mirato in base alle sue esigenze, combinando i
vari tipi di approccio possibili.

Un approccio noto e molto utilizzato è quello delle Multiple P: Plates, Pep-
talks, Psychology, Pills, Phisioterapy.

Plates ovvero placche occlusali o bite per proteggere le superfici dentali e i
restauri protesici, Pep talks a Psychology, dal counselling alla psicoterapia

per indirizzare i fattori psicosociali, la fisioterapia per indirizzare le
conseguenze muscolari e articolari, fino all’uso del farmaci.