Spesso sconosciuto al grande pubblico, lo gnatologo è una figura fondamentale
all’interno del mondo odontoiatrico. Ma chi è esattamente lo gnatologo, e perché
potremmo aver bisogno di lui?
Lo gnatologo è un odontoiatra che si occupa della diagnosi e del trattamento dei
disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM), cioè quella che collega la
mandibola al cranio e permette i movimenti della bocca come parlare, masticare,
deglutire e sbadigliare. Questa branca della medicina prende il nome di gnatologia,
dal greco gnathós, che significa “mandibola”.
I disordini temporomandibolari (TMD) vengono definiti nell’ultima classificazione
come un gruppo eterogeneo di condizioni dolorose e/o disfunzionali di natura
infiammatoria o degenerativa che interessano le articolazioni temporomandibolari
(ATM), la muscolatura masticatoria e le strutture che con esse contraggono rapporti
anatomo-funzionali.
Rappresentano una causa di dolore di origine non odontogena nella regione oro
facciale ed appartengono alla sottoclassificazione dei disordini muscolo scheletrici.
Nel corso degli anni tali disordini sono stati descritti con oltre 27 termini e acronimi,
dalla Sindrome di Costen (1934), alla sindrome algico-disfunzionale dell’ATM, ai
disordini cranio-cervico-mandibolari, all’odierno temporomandibular disorders
(TMD).
Il sintomo principale è il dolore, solitamente localizzato a livello dell’ATM, dei
muscoli masticatori e della zona preauricolare, spesso aggravato dalla masticazione o da altre funzioni del sistema stomatognatico. Frequentemente, inoltre, il dolore è
associato a movimenti mandibolari limitati o asimmetrici e rumori articolari (click,
schiocco, scroscio), oltre ad altri sintomi quali cefalea, dolore o fischi alle orecchio e
dolore al collo.
Segni e sintomi di TMD sono presenti nel 40-70% della popolazione, di queste
persone circa il 6% richiede un trattamento. Nella popolazione comune il rapporto
donne:uomini è di 2:1 – 4.:1, fino a 8:1 negli studi sui pazienti che afferiscono a un
centro specialistico.
Questo evidenzia il peso dei diversi fattori etiologici, biologici (sex related), e
psicosociali (gender related). Tra i fattore sex related gli ormoni steroidei che
influenzano i processi nocicettivi e le risposte analgesiche, per gli aspetti psicosociali
gender related la modalità emozionale con cui le donne vivono il dolore e le sue
interferenze sulla vita quotidiana.
I disordini temporomandibolari hanno un impatto negativo sulla qualità della vita, in
particolare i pazienti lamentano difficoltà a masticare alcuni cibi, prolungamento
della durata del pasto, alterazione delle abitudini alimentari, frustrazione secondaria,
preoccupazione, disturbi del sonno, tensione e difficoltà a rilassarsi.
La severità dei sintomi è correlata all’età e l’esordio del dolore tende a presentarsi
dopo la pubertà, accentuandosi negli anni riproduttivi, con un picco riportato intorno
ai 40 anni.
Studi recenti analizzando la distribuzione dell’età hanno evidenziato l’esistenza di 2
picchi: intorno ai 35 anni per le patologie discali, 50 anni per le patologie infiammatorio-degenerative.
La maggior parte dei pazienti lamentano un dolore di grado 1 o 2, in una scala da 0 a
4, dove 0 è assenza di dolore, 1 bassa disabilità, bassa intensità, 2 bassa disabilità,
alta intensità, 3 alta disabilità, dolore moderatamente limitante, 4 alta disabilità,
dolore severamente limitante.
I pazienti con alta disabilità dolore correlata mostrano mediamente livelli di
depressione e somatizzazione più severi, inoltre generalmente questi pazienti
riferiscono dolore da lunga durata.
Fattori di rischio per l’insorgenza e la persistenza di disordini temporomandibolari e
dolore sono lo stato psicologico e i meccanismi di sensitizzazione, entrambi
influenzati da fattori genetici e ambientali.
Si riconosce attualmente ai TMD un’etiologia biopsicosociale.
Il sistema classificativo attualmente più utilizzato in ambito di ricerca e clinico è
rappresentato dai Criteri Diagnostici per i Disordini Temporomandibolari (DC/TMD).
Si tratta di un sistema di tipo biassiale che consente un inquadramento dei TMD sia
sotto l’aspetto organico che psico-sociale.
I DC/TMD danno la possibilità di diagnosi multiple.
Il dolore miofasciale rappresenta la diagnosi più comune tra i pazienti affetti da
TMD: il gruppo I ovvero i disordini muscolari ed il gruppo III, artralgia, artrite ed
artrosi sono le diagnosi più diffuse sia considerate singolarmente sia in combinazione
con altre tipologie di diagnosi.
I TMD spesso si presentano in comorbidità con altre condizioni dolorose, quali cefalea cronica, fibromialgia, vulvodinia, cistite interstiziale, sindrome da stanchezza
cronica, endometriosi, sindrome del colon irritabile.